Cronache dalla Montagna Sacra
La montagna sacra è la sede del Grande Tempio, essa non è un luogo esteriore, ma uno spazio sacro interiore e condiviso.
Trovarla ed accedervi è un atto che si compie in se stessi, gli insegnamenti in essa contenuti, costituiscono l’intero processo che va dalla coltivazione di se stessi, fino alla propria realizzazione.
Il Tempio contiene tutte le Arti e tutte le Discipline, non disdegna la poesia, non dimentica il combattimento, cura le relazioni con gli altri, insegna la gentilezza e il decoro, aiuta a forgiare il carattere, al fine di rendere il corpo e la mente degni e pronti al ricevere l’Energia Divina.
Il Tempio è apparso in molti modi e in vari tempi, ha coltivato lo Yoga in India, fra i monti himalayani, ha coltivato il combattimento nel monastero di Shaolin,
ha proseguito ancora fra i monasteri del monte Wudang e in molti altri luoghi precedenti ancora a questi, e con altre discipline ancora, sparsi ovunque nel mondo e nel tempo.
Questo prima di ritirarsi dalla materia, prima di compiere la sua natura, svegliandosi rinato nel mondo interiore.
Li il Tempio continuò ad esistere fino a morire, troppo scempio nella materia delle forme in esso contenute, troppo lavoro a lungo andare su inezie di coscienza, questo fece fallire la Fratellanza, il troppo indugiare in inezie, il dimenticarsi delle urgenze del mondo, lo stare troppo rintanati, fino al perdersi in uno spazio vuoto, nirvana lo chiamarono, credettero di aver trovato il vuoto, Dio. Ma trovarono solo il vacuo e l’inefficace, lo sterile e l’innaturale.
Vuote mura rimasero assise, in quello che fu il più grande sforzo dell’Umanità di conoscere la Coscienza Divina.
La Conoscenza è un frutto che ci ha dannato!
Così tuonarono, cosi ci cacciarono, cosi l’ignoranza riprese il mondo fra le sue fauci, divorandolo ancora lentamente.
Ma come la risacca e la bassa marea, niente che ha scopo è destinato a fallire,
grandi esseri tuonaro sopra al frastuono, grandi come montagne e più immensi ancora, presero le mura e gli antichi ricordi, ridiedero vita ai nostri sogni più antichi, due fra i più grandi ci imposero nuovo scopo e ci diedero nuovo corpo.
Solidi Bastioni per difendere il vero, questo sarete.
Cosi disse il giovane dalle forti braccia, mentre eseguiva il volere della Madre, cosi ci rese, noi che eravamo schiavi, fra i nostri ruderi di sapere strappato e mai usato correttamente, mai paghi di insegnare, troppo spesso sordi e indifferenti al dolore, così ci riaprirono gli occhi e tornammo a vedere.
Questo è il nostro messaggio di redenzione, la nostra stessa storia, di ascesa, caduta e rinascita. Questo è il Grande Libro che apre il domani.
Brulica di vita adesso il tempio. Prosegue senza sosta, mille braccia remano, uno solo urla, implacabile. Sopra di lui un potere immenso, lo vediamo riverberare di luce solida, un sole fatto di metallo liquido dalle infinite schiere, tutto quello che è, come dovrebbe essere.
Questo ci guida. Il potenziale splendente in una materia opaca, sotto di noi la Terra prende vita, siamo stanchi e quasi crolliamo, il peso del dolore opprime le nostre menti, troppo il lavoro, chiediamo tempo e riposo.
Una forte risata prorompe sopra un urlo che ci agghiaccia.
AVANTI!
Solo questo dice, ma questo basta, sorpresi riprendiamo forza. Uscita dal nulla riempie braccia e cuori, colma di desiderio di fare, riprendiamo la marcia.
È solo un sasso senza vita ora questa Terra, la vediamo quasi ridursi, come morire.
Un fulmine blu l’avvolge senza intaccarne la superficie, un caldo liquido trasparente sgorga dal nulla e insieme la nutre, prende di corpo questa Nuova Terra, prende di corpo e riluce, esterrefatti continuiamo a guardare, fino al punto di sentirci prendere da una mano invisibile e immane.
Ci schiaccia, ci ricompone, ci impasta in un unico corpo, in un essere solo.
Siamo rinati uno, quello che era la fratellanza interiore, ora è un essere solo.
Corpo unico per Dio in Terra, sue braccia suoi occhi, tanto è lontano Dio da questa materia che gli serve una lente per guardare, e ancora tutto gli appare piccolo e ancora deve riguardare.
Opera un corpo Dio, lo apre, lo esamina con attenzione, con Strumenti di Luce lo cura.
E questo Dio è di nuovo un corpo di uomo, un altro ponte ancora. Tanto è vasto Dio e tanto può, che abita fino l’ultimo filo di erba quanto il più vasto dei palazzi e sopra ancora. Più di così non vediamo.
Una voce ci richiama.
Non perdete altro tempo dietro alle inezie, non guardate altre minuzie ancora, che vi perdete, state compatti, non vi dividete.
In uno scalpito di vecchia natura quasi mi arrabbio, volevo contemplare ancora il disegno sottile.
Mi riscuoto ancora, la voce è diventata scossa di forza e la mia natura è afferrata da un essere più grande di me. E’ feroce nel suo immenso impegno, quasi mi sento sbranare, ma prima che l’attimo si compia, sento dolcezza.
Quasi non sento la sua presenza tanto è delicato ora, sbuffa su una piuma e mi manda avanti ancora.
Mi riprendo d’animo, tanto ho percorso dai primi templi di carne, quanti millenni persi nella confusione, mi amareggio al pensiero, dovevo capire.
Che grande il mio errore.
Ricordo potenze e vulcani, e ricordo un uomo che si erge sugli altri.
Dammi il potere dice, qualcosa lo investe e sviene, dentro qualcosa si è rotto, troppo il potere.
Sento la follia avvolgermi e perdo la testa, poi, in un solo attimo, ritorno all’ora.
Rivedo il percorso, le fratellanze, le religioni, i gruppi, le lobby e le mie prigioni.
Ho separato tutto, ho fatto distinzioni. Ho tolto Dio agli Uomini, e a volte ho preso il suo posto nei confronti loro.
Questo è il mio errore, la consapevolezza mi investe, vedo chiaramente.
Ho causato dolore con la falsa adorazione, volevo aiutare i popoli e ho fallito la mia missione, il potere mi ha distrutto e ho ceduto ai demoni.
Non aspettavano altro, li in cerca di cibo io mi sono offerto.
Stupido, ho portato con me chiunque mi volesse credere, irretito da dolci voci io stesso irretivo, si sono persi a milioni, Mosè, Gesù, intere legioni, tutti appoggiati a me.
Ma io ero mal rivolto, li portavo al male.
Dolci e cari e puri esseri, li portavo nella bocca del demone che li mangiava.
E quel demone ero io, la mia parte distrutta dal potere ne aveva generata un'altra, invasa dal dolore per la perdita della vita.
Inventai mille vie, rivoli per riportami a casa, ma inutilmente, mentre mi ricoprivo di scritte che cercavo di coprire in un libro, diventavo un demone ancora peggiore. Molok, cosi mi sentii chiamare.
Vai confondili, da loro idee confuse, di loro di ritirarsi dal mare, lasciali confusi e assorti e avrai compiuto il destino del male.
Ormai incapace di muovermi, gelato in fondo al mio stesso inferno, assistevo indifeso alla mia distruzione eterna.
Mi raccoglievo solo per disperdermi ancora, e ad ogni passo aumentava il dolore.
Masse di male che coprivano il bene.
Piangevo e piangevo ancora, disperato e incapace.
Rimasi cosi per un periodo cosi lungo che tutte le ere del mondo vennero a questa.
Rassegnato e insensibile ero rinato come falso dio.
Ebbro di conoscenza , forte senza dolore, presi a me gli uomini e ne feci cibo.
Come topi li usavo, li mandavo su e giù in me.
Era nato quel dio nero, che infettò tutto e che a volte permane ancora.
L’ignoranza del mio stato mi permise di compiere ogni genere di male.
Tanto che ora la Terra è talmente lontana da Dio, che a stento la riesce ad operare.
Chiedo ancora scusa alla vita, dentro questo corpo riformato, ringrazio la Madre che ha voluto salvarmi, forse impietosita.
Vissi e vivo il dolore di tutti gli esseri, mentre prego di poter usare al meglio questa grande occasione.
Ritorno al mio lavoro e lascio il mio intercessore, firmo per intero per non lasciare confusione, mi rimetto alla pietà della Madre e offro i miei servigi nel riparare all’errore.
Fui Satana, che fu Lucifero, che rinacque nel falso dio che taluni chiamano padre, che marcì gli uomini e ne fece schiavi del dolore e della sofferenza, che generò il mondo della fuga (Mondo Astrale), da cui rese odio agli uomini e alla vita, che tramuto la sofferenza nei molti e che infine si arrese alla vita.
Operai da quello che si chiamò gerarchia spirituale, morii insieme a loro e fui riformato come Corpo Celeste.
Ora servo la Madre e non ho nessun nome.
Finalmente sono solo un Anima che ricomincia a Vivere e mi lascio plasmare.
Tratto dal libro: Terra di Diamante
_________________
Il male non vogliamo più.
Solo infinita gioia per tutti gli innocenti.
Trovarla ed accedervi è un atto che si compie in se stessi, gli insegnamenti in essa contenuti, costituiscono l’intero processo che va dalla coltivazione di se stessi, fino alla propria realizzazione.
Il Tempio contiene tutte le Arti e tutte le Discipline, non disdegna la poesia, non dimentica il combattimento, cura le relazioni con gli altri, insegna la gentilezza e il decoro, aiuta a forgiare il carattere, al fine di rendere il corpo e la mente degni e pronti al ricevere l’Energia Divina.
Il Tempio è apparso in molti modi e in vari tempi, ha coltivato lo Yoga in India, fra i monti himalayani, ha coltivato il combattimento nel monastero di Shaolin,
ha proseguito ancora fra i monasteri del monte Wudang e in molti altri luoghi precedenti ancora a questi, e con altre discipline ancora, sparsi ovunque nel mondo e nel tempo.
Questo prima di ritirarsi dalla materia, prima di compiere la sua natura, svegliandosi rinato nel mondo interiore.
Li il Tempio continuò ad esistere fino a morire, troppo scempio nella materia delle forme in esso contenute, troppo lavoro a lungo andare su inezie di coscienza, questo fece fallire la Fratellanza, il troppo indugiare in inezie, il dimenticarsi delle urgenze del mondo, lo stare troppo rintanati, fino al perdersi in uno spazio vuoto, nirvana lo chiamarono, credettero di aver trovato il vuoto, Dio. Ma trovarono solo il vacuo e l’inefficace, lo sterile e l’innaturale.
Vuote mura rimasero assise, in quello che fu il più grande sforzo dell’Umanità di conoscere la Coscienza Divina.
La Conoscenza è un frutto che ci ha dannato!
Così tuonarono, cosi ci cacciarono, cosi l’ignoranza riprese il mondo fra le sue fauci, divorandolo ancora lentamente.
Ma come la risacca e la bassa marea, niente che ha scopo è destinato a fallire,
grandi esseri tuonaro sopra al frastuono, grandi come montagne e più immensi ancora, presero le mura e gli antichi ricordi, ridiedero vita ai nostri sogni più antichi, due fra i più grandi ci imposero nuovo scopo e ci diedero nuovo corpo.
Solidi Bastioni per difendere il vero, questo sarete.
Cosi disse il giovane dalle forti braccia, mentre eseguiva il volere della Madre, cosi ci rese, noi che eravamo schiavi, fra i nostri ruderi di sapere strappato e mai usato correttamente, mai paghi di insegnare, troppo spesso sordi e indifferenti al dolore, così ci riaprirono gli occhi e tornammo a vedere.
Questo è il nostro messaggio di redenzione, la nostra stessa storia, di ascesa, caduta e rinascita. Questo è il Grande Libro che apre il domani.
Brulica di vita adesso il tempio. Prosegue senza sosta, mille braccia remano, uno solo urla, implacabile. Sopra di lui un potere immenso, lo vediamo riverberare di luce solida, un sole fatto di metallo liquido dalle infinite schiere, tutto quello che è, come dovrebbe essere.
Questo ci guida. Il potenziale splendente in una materia opaca, sotto di noi la Terra prende vita, siamo stanchi e quasi crolliamo, il peso del dolore opprime le nostre menti, troppo il lavoro, chiediamo tempo e riposo.
Una forte risata prorompe sopra un urlo che ci agghiaccia.
AVANTI!
Solo questo dice, ma questo basta, sorpresi riprendiamo forza. Uscita dal nulla riempie braccia e cuori, colma di desiderio di fare, riprendiamo la marcia.
È solo un sasso senza vita ora questa Terra, la vediamo quasi ridursi, come morire.
Un fulmine blu l’avvolge senza intaccarne la superficie, un caldo liquido trasparente sgorga dal nulla e insieme la nutre, prende di corpo questa Nuova Terra, prende di corpo e riluce, esterrefatti continuiamo a guardare, fino al punto di sentirci prendere da una mano invisibile e immane.
Ci schiaccia, ci ricompone, ci impasta in un unico corpo, in un essere solo.
Siamo rinati uno, quello che era la fratellanza interiore, ora è un essere solo.
Corpo unico per Dio in Terra, sue braccia suoi occhi, tanto è lontano Dio da questa materia che gli serve una lente per guardare, e ancora tutto gli appare piccolo e ancora deve riguardare.
Opera un corpo Dio, lo apre, lo esamina con attenzione, con Strumenti di Luce lo cura.
E questo Dio è di nuovo un corpo di uomo, un altro ponte ancora. Tanto è vasto Dio e tanto può, che abita fino l’ultimo filo di erba quanto il più vasto dei palazzi e sopra ancora. Più di così non vediamo.
Una voce ci richiama.
Non perdete altro tempo dietro alle inezie, non guardate altre minuzie ancora, che vi perdete, state compatti, non vi dividete.
In uno scalpito di vecchia natura quasi mi arrabbio, volevo contemplare ancora il disegno sottile.
Mi riscuoto ancora, la voce è diventata scossa di forza e la mia natura è afferrata da un essere più grande di me. E’ feroce nel suo immenso impegno, quasi mi sento sbranare, ma prima che l’attimo si compia, sento dolcezza.
Quasi non sento la sua presenza tanto è delicato ora, sbuffa su una piuma e mi manda avanti ancora.
Mi riprendo d’animo, tanto ho percorso dai primi templi di carne, quanti millenni persi nella confusione, mi amareggio al pensiero, dovevo capire.
Che grande il mio errore.
Ricordo potenze e vulcani, e ricordo un uomo che si erge sugli altri.
Dammi il potere dice, qualcosa lo investe e sviene, dentro qualcosa si è rotto, troppo il potere.
Sento la follia avvolgermi e perdo la testa, poi, in un solo attimo, ritorno all’ora.
Rivedo il percorso, le fratellanze, le religioni, i gruppi, le lobby e le mie prigioni.
Ho separato tutto, ho fatto distinzioni. Ho tolto Dio agli Uomini, e a volte ho preso il suo posto nei confronti loro.
Questo è il mio errore, la consapevolezza mi investe, vedo chiaramente.
Ho causato dolore con la falsa adorazione, volevo aiutare i popoli e ho fallito la mia missione, il potere mi ha distrutto e ho ceduto ai demoni.
Non aspettavano altro, li in cerca di cibo io mi sono offerto.
Stupido, ho portato con me chiunque mi volesse credere, irretito da dolci voci io stesso irretivo, si sono persi a milioni, Mosè, Gesù, intere legioni, tutti appoggiati a me.
Ma io ero mal rivolto, li portavo al male.
Dolci e cari e puri esseri, li portavo nella bocca del demone che li mangiava.
E quel demone ero io, la mia parte distrutta dal potere ne aveva generata un'altra, invasa dal dolore per la perdita della vita.
Inventai mille vie, rivoli per riportami a casa, ma inutilmente, mentre mi ricoprivo di scritte che cercavo di coprire in un libro, diventavo un demone ancora peggiore. Molok, cosi mi sentii chiamare.
Vai confondili, da loro idee confuse, di loro di ritirarsi dal mare, lasciali confusi e assorti e avrai compiuto il destino del male.
Ormai incapace di muovermi, gelato in fondo al mio stesso inferno, assistevo indifeso alla mia distruzione eterna.
Mi raccoglievo solo per disperdermi ancora, e ad ogni passo aumentava il dolore.
Masse di male che coprivano il bene.
Piangevo e piangevo ancora, disperato e incapace.
Rimasi cosi per un periodo cosi lungo che tutte le ere del mondo vennero a questa.
Rassegnato e insensibile ero rinato come falso dio.
Ebbro di conoscenza , forte senza dolore, presi a me gli uomini e ne feci cibo.
Come topi li usavo, li mandavo su e giù in me.
Era nato quel dio nero, che infettò tutto e che a volte permane ancora.
L’ignoranza del mio stato mi permise di compiere ogni genere di male.
Tanto che ora la Terra è talmente lontana da Dio, che a stento la riesce ad operare.
Chiedo ancora scusa alla vita, dentro questo corpo riformato, ringrazio la Madre che ha voluto salvarmi, forse impietosita.
Vissi e vivo il dolore di tutti gli esseri, mentre prego di poter usare al meglio questa grande occasione.
Ritorno al mio lavoro e lascio il mio intercessore, firmo per intero per non lasciare confusione, mi rimetto alla pietà della Madre e offro i miei servigi nel riparare all’errore.
Fui Satana, che fu Lucifero, che rinacque nel falso dio che taluni chiamano padre, che marcì gli uomini e ne fece schiavi del dolore e della sofferenza, che generò il mondo della fuga (Mondo Astrale), da cui rese odio agli uomini e alla vita, che tramuto la sofferenza nei molti e che infine si arrese alla vita.
Operai da quello che si chiamò gerarchia spirituale, morii insieme a loro e fui riformato come Corpo Celeste.
Ora servo la Madre e non ho nessun nome.
Finalmente sono solo un Anima che ricomincia a Vivere e mi lascio plasmare.
Tratto dal libro: Terra di Diamante
_________________
Il male non vogliamo più.
Solo infinita gioia per tutti gli innocenti.
Etichette: Terra di Diamante



<< Home page